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San Gimignano, La Manhattan del medioevo tra le colline toscane.
San Giminiano – La città e i dintorni
È uno dei Patrimoni UNESCO che contribuiscono a rendere la Toscana una delle regioni più visitate d’Italia.
Piccola città fortificata a metà strada tra Firenze e Siena, San Gimignano è un vero gioiello medievale che già da lontano colpisce i visitatori con le 14 torri che svettano sul centro storico regalando scorci suggestivi.
Non tutte, però, sono accessibili al pubblico.
Chi vuole provare l’ebbrezza di salire fino in cima e godere di un panorama unico sulla città può contare sulla Torre Grossa, la più alta, che si staglia su piazza Duomo accanto al Palazzo Comunale.
Da lì è doverosa una visita al Museo Civico ricco di opere d’arte e alla vicina Cattedrale.
Visita anche le Torri dei Salvucci, due torri gemelle a pianta quadrata che svettano in Piazza delle Erbe.
Il modo migliore per vivere San Gimignano è perdersi per i suoi vicoli e lasciarsi trasportare dalla sua atmosfera squisitamente medievale.
Naturalmente, gustando le tante prelibatezze tipiche della tradizione toscana, dai pici al ragù di cinghiale ai salumi, dalla schiacciata alle olive all’immancabile panino con la porchetta toscana.
Video di San Gimignano, La Manhattan del medioevo tra le colline toscane.
Credits: @littletalesyoutube
Vivere a San Gimigniano
San Gimignano è il giusto ambiente a “misura d’uomo”.
Ma come San Gimignano esistono centinaia di altri posti, ma se analizzi un insieme di cose vedrai che la scelta si rileverà un ottima scelta!
innanzitutto lo spazio intorno a te, è importante ciò che vedi, il verde che ti circonda ….. e con il verde anche la storia, le contee erano veri e propri paesi all’interno del loro perimetro, erano autosufficienti potevano vivere senza doversi spostare ed uscire dai propri confini.
Avevano i loro terreni dove coltivavano il grano, avevano il proprio molino per far diventare il grano in farina, i propri animali…
San Gimignano è vivere nel verde, vivere nella storia ma soprattutto vivere nel bello.
Ebbene si, le cose belle aprono l’anima la rendono più aperta, più sensibile e soprattutto la rendono aperta ad accogliere il mondo.
Cosi come San Gimignano, che è una cittadina che accoglie tutti i visitatori provenienti da ogni parte del mondo, stare in campagna e tuffarsi nel centro storico è come vivere perennemente in vacanza.
Vivere a San Gimignano rende la Tua anima bella come le cose che ti circondano.
La Manhattan del Medioevo, ecco il gioiello senza tempo delle colline toscane
Guardare lo skyline di San Gimignano, nel medioevo, con le sue decine di torri, probabilmente suscitava ai visitatori lo stesso incredibile stupore che oggi si prova a guardare la moltitudine di grattacieli di Manhattan.
Cambiano le epoche, passano i secoli, ma la meraviglia non scompare: il borgo toscano rimane ancora un esempio stupefacente di architettura medievale due-trecentesca.
Per questo motivo, non a caso, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco.
San Gimignano è il medioevo da vivere e la sua campagna è come un affresco
Il borgo di San Gimignano si annuncia all’occhio dell’osservatore anche da grande distanza, con la sua disposizione equilibrata delle grandi torri dell’abitato.
Sono ancora, in gran parte, le imponenti torri del Duecento e del Trecento, edificate dalle famiglie più ricche e potenti del borgo.
Elevate per rendere possibile, da quelle altezze, contemplare in lontananza i possedimenti meno facili da visitare.
O per avvertire di ogni minaccia che incombesse dall’esterno sulla cittadina.
L’Arcivescovo di Canterbury Sigerico
All’interno della notevole cinta di torri, oggi, San Gimignano è rimasta più o meno com’era nell’età di Dante.
Ed è per questo, perché il tempo non l’ha profondamente toccata, che ha potuto ottenere il riconoscimento di sito di particolare interesse ambientale, storico e culturale dell’Unesco.
Il borgo medievale ha infatti una lunghissima storia, essendo stato costruito sulle vestigia di un abitato etrusco-romano, poi rimaneggiato dai longobardi all’epoca della loro discesa in Toscana.
All’inizio del medioevo, l’abitato si offriva come luogo di riposo e ristoro ai viaggiatori che erano in cammino lungo la via Francigena.
E, secondo la tradizione, fu proprio uno di quei viaggiatori che compivano il santo percorso, Sigerico, arcivescovo di Canterbury, a dare a questo borgo il nome con cui oggi ancora lo conosciamo.
Sigerico, infatti, lo chiamò San Gemiano.
Dedicando così l’abitato a Gemiano, il santo vescovo di Modena che aveva difeso molte terre italiche dall’occupazione e dalla distruzione di Attila.
“Monteriano”
Molti secoli dopo, un altro inglese dimostrò una particolare attenzione e un particolare affetto a questo borgo, che intanto aveva visto il nome cambiare lievemente nella forma in cui lo conosciamo oggi.
Si tratta dello scrittore E. M. Forster, che aveva riconosciuto nella Toscana quel luogo dello spirito in cui possono trovare libera espressione tutte le passioni e le emozioni che, nella generale e comune vita civile, specie nell’allora impero britannico, si tendeva a reprimere.
Il primo romanzo che Forster pubblicò, infatti, agli inizi del Novecento, ha per titolo “Monteriano”… il nome di un borgo in Toscana.
Un borgo che in realtà sembra non esistere e il cui nome pare essere di completa invenzione dello scrittore.
In realtà, secondo molti appassionati e studiosi di Forster, quel nome è ricalcato proprio su quello di San Gimignano.
Nell’invenzione dello scrittore, un gruppo di inglesi soggiorna per breve tempo nel borgo.
E quel soggiorno stravolgerà alla radice le vite ordinate di alcuni di loro.
Agli inizi degli anni ’90, poi, una produzione anglosassone trasformò il romanzo anche in un film di successo.
Pan ed i Centauri
Per Forster la Toscana poteva donare ai viaggiatori un tesoro unico, diverso dai tesori che si potevano raccogliere durante i viaggi in altri luoghi.
Quel tesoro era la scoperta di se stessi. Della propria voce.
La Toscana è, dunque, come abbiamo già notato in altre tappe del nostro percorso fin qui compiuto, l’approdo, o meglio, il ritorno ad un mondo altro e diverso.
Un mondo fatto di miracoli, misteri, meraviglie.
Forster stesso sintetizzò in una potente immagine questa sensazione della Toscana, quando scrisse che nella campagna di questa regione aveva avuto l’inattesa possibilità di imbattersi nel dio Pan stesso.
E nei suoi seguaci, i centauri, metà uomini, metà cavalli.
In effetti, Foster si era imbattuto nei butteri.
E le gambe dei cavalieri toscani, strette lungo i fianchi del cavallo, sembravano parte dell’animale solo perché erano coperte da pelle di pecora o capra, per rendere più agevole e sicura la cavalcata.
Forster rimase per sempre abbagliato da questa visione, che lo riportava agli albori dell’umanità, della poesia.
L’età di Dante
Dicevamo che visitando il borgo costruito con sapienza equilibrata, il viaggiatore può attraversare l’età comunale stessa, l’età di Dante.
Può gettare così uno sguardo dall’interno in quell’Europa già unita, già legata da una radice spirituale e culturale comune, che si specchiava nell’arte e nella poesia dei primi secoli del medioevo.
Entrare nelle chiese del borgo, ammirare i grandi lasciti delle produzioni pittoriche, scultoree e visive di quell’età, equivale di fatto ad immergersi completamente in quell’epoca.
La campagna e gli angeli
Osservare dal perimetro del borgo la sua campagna, costruita in modo inconfondibile su grandi fasce di toni smaltati ora verdi, ora d’oro, ora di macchia, ora di campi coltivati che sembrano delle facciate traforate, dei pizzi e merletti cuciti da dita lievi ed abilissime, significa ancora immergersi nel grande fiume della storia.
In climi di sovrumana pace, sovrumani silenzi.
In effetti, il riconoscimento dell’Unesco non era solo legato all’abitato di San Gimignano, ma univa indissolubilmente ad esso i suoi dintorni e la sua campagna.
Che sono un vero e proprio museo a cielo aperto, una serie di opere d’arte, di affreschi, all’interno dei quali è possibile camminare.
Come dentro a un miracolo.
Camminando entro queste cornici, si può comprendere bene, attraverso un’esperienza diretta, il titolo completo che Forster dette al suo primo romanzo toscano: “Dove gli angeli temono di camminare”, scriveva il poeta inglese.
Sì, perché qui gli angeli, come noi, trattengono il respiro.
Hanno paura di muoversi, nel timore di poter inavvertitamente danneggiare il sottile, miracoloso equilibrio che costruisce questa lieve e spiritualissima bellezza, il miracolo di San Gimignano, di questa Toscana.
Cosa vedere a San Gimignano
Nel 1282 il governo di San Gimignano promulgò una legge che impediva di abbattere le vecchie case se non per costruirne di più belle.
Da lì a un secolo, San Gimignano avrebbe raggiunto il suo massimo splendore e poi la decadenza, che l’ha salvata dai cambiamenti radicali.
La cittadina medievale, che oggi attira migliaia di turisti da tutto il mondo, è quindi quasi identica alla San Gimignano medievale.
Purtroppo delle 72 torri (una per ogni famiglia benestante) costruite nel medioevo, oggi ne restano solo 13.
Nonostante questo, l’effetto per chi arriva dalla collina toscana e vede spuntare all’improvviso la sagoma del paese è semplicemente emozionante.
San Gimignano soffre di un turismo di massa mordi e fuggi, con comitive che arrivano in città, l’attraversano velocemente e poi ripartono.
San Gimignano, invece, è un piccolo gioiello che va scoperto con lentezza, quindi è preferibile farlo nei periodi di bassa stagione e fuori dai week end.
Duomo di San Gimignano
Chi arriva a San Gimignano dopo essere passato da Firenze, Pisa o Siena, resta certamente meno colpito dall’aspetto esteriore del Duomo.
La semplicità della facciata romanica del XII secolo, difatti, non anticipa le meraviglie dell’interno.
Divisa in tre navate, la Collegiata di Santa Maria Assunta conserva sulle pareti alcuni capolavori.
Sulla parte superiore della controfacciata c’è il Martirio di San Sebastiano di Benozzo Gozzoli mentre nella parte centrale lo straordinario Giudizio Universale di Taddeo di Bartolo.
Lungo la parete di destra si trovano le Storie del Nuovo Testamento, degli allievi di Simone Martini e sulla sinistra Storie del Vecchio Testamento di Bartolo di Fredi.
Il transetto nasconde altri due tesori: il Crocifisso ligneo policromo del 1200 e la Cappella di Santa Fina.
Accanto al Duomo, nel Dormitorio dei Cappellani, c’è il Museo di Arte Sacra.
Nei due piani di questo piccolo ma meraviglioso museo sono conservati quadri, sculture, bassorilievi, codici miniati, tessuti e argenti che provengono dalle chiese e dai conventi del territorio.
Le più pregevoli sono la Madonna della Rosa di Bartolo di Fredi, la grande pala di Fra Paolino da Pistoia che raffigura la Madonna col Bambino e i santi e un affresco staccato di Benozzo Gozzoli che raffigura Cristo e i Santi.
La Cappella di Santa Fina a San Gimignano
Santa Fina da San Gimignano non ha vissuto una vita facile.
Dopo la morte della madre decise di vivere fino alla morte pregando distesa sopra una tavola di legno.
Secondo la leggenda, San Gregorio Magno le annunciò la morte e quindi la vita eterna nel giorno della festa del santo.
Questo è quanto racconta, splendidamente, il Ghirlandaio con i suoi affreschi nell’omonima cappella del Duomo.
Questa scena si trova sulla parete destra, e ritrae la santa distesa, con al fianco le due nutrici e San Gregorio in cielo che le annuncia il martirio.
Proprio a questo fa riferimento il topolino nascosto sotto la panca: Santa Fina morì mangiata dai topi e dai vermi.
Nella parete di sinistra sono dipinte le Esequie di santa Fina, in cui si compirono tre miracoli: la vecchia balia Beldia inginocchiata, con le mani tra quelle di Fina, fu liberata dalla paralisi.
Il bambino lacrimante che tocca i piedi della santa riacquistò la vista.
Le campane di tutte le torri di San Gimignano furono suonate dagli angeli, come indica l’angelo volante sulla torre più alta.
Piazza del Duomo a San Gimignano
Se il Duomo è il simbolo religioso di San Gimignano, il Palazzo del Popolo è il suo corrispettivo civico.
Insieme, a pochi metri uno dall’altro, formano lo straordinario insieme architettonico di Piazza del Duomo.
Il Palazzo Comunale (o del Podestà) si trova sulla sinistra della piazza, tra la Torre Grossa e la Loggia del Comune.
Quest’ultima ospitava le autorità del governo durante le cerimonie pubbliche e fu costruita espropriando le case alla famiglia degli Ardinghelli, capo-fazione dei ghibellini.
Il palazzo oggi ospita il Museo Civico di San Gimignano, che in realtà questo è il Palazzo Nuovo del Podestà, in cui si trasferì il governo cittadino nel 1337.
Fino a quel momento, il Podestà viveva nel vicino Palazzo vecchio del Podestà che si trova di fronte al Duomo.
Lo si riconosce dalla possente “Torre Rognosa” e dalla bella Torre Chigi.
Sulla destra della piazza ci sono le due “Torri dei Salvucci” ricchi mercanti guelfi che avevano fatto fortuna con l’usura.
Le due torri rivaleggiavano con quelle degli Ardinghelli che si trovavano proprio di fronte.
Musei Civici di San Gimignano
I Musei Civici di San Gimignano è un insieme di luoghi storici di San Gimignano che comprende: il museo del Palazzo Comunale, la Pinacoteca, la Torre Grossa, la Spezieria di Santa Fina il Museo Archeologico e la Chiesa di San Lorenzo in Ponte.
La sede principale è quella di Palazzo del Popolo, che annuncia la sua bellezza già dal cortile d’ingresso, con la bella cisterna del 1361 e gli affreschi del Sodoma (Sant’Ivo che rende giustizia).
Superata la scalinata si accede alla Sala di Dante, nominata così in onore del Poeta che soggiornò a San Gimignano nel 1300 per aiutare la causa di una grande lega guelfa.
La sala è decorata dalla meravigliosa Maestà di Lippo Memmi (1317), ispirata a quella dipinta da Simone Martini nel Palazzo Pubblico di Siena.
Accanto a questo affresco c’è un ciclo del XIII secolo che raffigura cavalieri e scene di caccia dedicate a Carlo d’Angiò.
Le pitture sono attribuite al pittore fiorentino Azzo di Masetto.
Superata la sala delle Adunanze Segrete, da cui parte la scala per la Torre Grossa, si arriva alla Pinacoteca con opere di Pinturicchio, Benozzo Gozzoli, Filippino Lippi.
Imperdibile la visita finale alla cima della torre, la più alta di San Gimignano con una vista eccezionale sui tetti del borgo.
Prendendo per via del Castello si arriva alla chiesa di medievale di San Lorenzo in Ponte interamente decorata da un ciclo di affreschi con il tema di Inferno, Purgatorio e Paradiso.
In via Folgore (400 metri dal duomo) c’è l’ex Conservatorio di Santa Chiara che ospita: la Spezieria di Santa Fina con una una collezione di vasi da farmacia (dal XV al XVIII secolo); il Museo Archeologico, invece, conserva reperti di epoca etrusca, romana e medievale originari del territorio sangimignanese; la Galleria di Arte Contemporanea Raffaele de Grada con opere di Guttuso, Sironi, Carrà, De Chirico.
Piazza della Cisterna a San Gimignano
Straordinariamente scenografica, Piazza della Cisterna è punto di passaggio obbligato di ogni visita a San Gimignano.
Si trova alla sommità della collina su cui è costruita la cittadina toscana, quindi è un buon posto per riposarsi dopo aver affrontato le terribili salite!
Prende il nome dal pozzo ottagonale che si trova nel centro e fu costruita per volontà del Podestà Guccio dei Malavolti, il cui stemma (una scala) è scolpito sulla pietra del pozzo.
Armoniosa e raccolta, è certamente la più bella piazza di San Gimignano e una delle più belle della Toscana.
Se Piazza del Duomo è il centro politico e religioso, Piazza della Cisterna è da sempre la piazza “commerciale” perché qui si trovavano le botteghe e si svolgevano il mercato e le giostre.
Guardando verso via Castello si susseguono palazzo Tortoli, con le sue quattro eleganti bifore trecentesche, la torre dei Pucci, l’Albergo della Cisterna, il palazzo Ridolfi, le torri e le case dei Becci e Cugnanesi, il palazzo Pellari e il palazzo Ardinghelli con le due torri.
Dall’altro lato della piazza c’è la Torre del Diavolo, chiamata così perché si racconta che il proprietario, tornato da un lungo viaggio, la trovò più alta.
Chi aveva potuto farlo in sua assenza se non il diavolo in persona?
Per la sosta in piazza non perderti un gelato dalla Gelateria Dondoli, conosciuta e pluripremiata in tutto il mondo.
Il Museo della Tortura a San Gimignano
Se vuoi scoprire gli infiniti modi che gli uomini hanno inventato per torturare altri uomini e non sei facilmente impressionabile, il Museo della Tortura merita una visita.
Il contesto medievale di San Gimignano si adatto molto bene a questo museo più simile al set di un film horror che a un vero museo.
In realtà si tratta di due piccoli musei: il primo, appena entrati nel borgo da Porta San Giovanni, espone su tre piani un percorso completo sui metodi di tortura di tutto il mondo, con strumenti e attrezzi originali, foto e spiegazioni dettagliate e anche qualche manichino macabramente squartato.
Centinaia di strumenti dal XVI al XVIII secolo antichi e introvabili.
Macchine create per fare del male, alcune delle quali con nomi che già ispirano paura: la Vergine di Norimberga, la Ghigliottina, il Banco di Stiramento, la Sedia Inquisitoria e la Cintura di Castità.
L’altro museo si trova un po’ più su, in Piazza della Cisterna, ed ha come tema la pena di morte.
Chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano
Piccolo scrigno di opere d’arte, di solito la Chiesa di Sant’Agostino viene tralasciata dal visitatore frettoloso di San Gimignano.
Merita, invece, una visita più attenta per scoprirne i tanti gioielli.
A partire dalla Cappella di San Bartolo con l’altare di Benedetto da Maiano.
La volta della chiesa è stata affrescata da Sebastiano Mainardi e raffigura i dottori della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio) mentre il pavimento in maiolica è opera di Andrea della Robbia.
I due capolavori della chiesa sono l’Incoronazione di Maria del Pollaiolo, collocata sull’altare maggiore e le Storie della vita di Sant’Agostino, ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli che si trova nella cappella del coro.
Rocca di Montestaffoli a San Gimignano
Lasciato il Duomo sulla sinistra, una stradina porta alla Rocca di Montestaffoli, costruita per difendere San Gimignano dagli attacchi di Siena dopo la sottomissione a Firenze.
Non resta molto dell’antica rocca ma vale la pena arrampicarsi in questo spazio verde per ammirare una straordinaria vista su San Gimignano e la Valdelsa.
L’unica torretta rimasta in piedi di un complesso sistema di difesa, è il punto di vista privilegiato per godersi il panorama.
La Rocca di Montestaffoli è oggi luogo di manifestazioni culturali e sagre, in particolare la Giostra dei Bastoni che si svolge nel terzo fine settimana di Giugno.
Fonti Medievali
Infine, San Gimignano nasconde un importante testimonianza storica subito fuori le mura del centro.
Stiamo parlando delle Fonti Medievali, raggiungibili percorrendo via delle Fonti, una vietta un po’ in pendenza, ma molto breve.
Queste antiche fonti pubbliche si compongono di 10 arcate in pietra, da cui si possono ammirare le grandi vasche.
Le centrali sono le più antiche, risalenti a circa il XII secolo, mentre quelle a destra risalgono al XIII secolo.
Si tratta di un luogo davvero affascinante e ricco di storia.
Il LifeStyle e il Tempo Libero a San Gimignano
Tempo libero a San Gimignano e dintorni
Ovviamente, per il tuo futuro non esiste “solo” il lavoro!
Noi di Xerendipity vogliamo anche darti qualche “dritta” su come e dove passare il tempo libero.
Vogliamo condividere con te una lista dei principali ristoranti, bar, pub dove potrai gustare ottimi piatti della cucina locale e… incontrare nuovi amici.
Cosa fare la sera: zone della movida e migliori locali
San Gimignano non offre vita notturna.
Qui potrai trascorrere serate molto tranquille, concedendoti un aperitivo in una delle numerose enoteche oppure rilassandoti, dopo la tua giornata di lavoro, o nei momenti di riposo, in uno dei tanti locali presenti nel centro storico dove è possibile fermarsi a bere un drink.
Bar, Pub e Locali di San Gimignano
Per conoscere le escursioni e altre attività da fare a San Gimignano e dintorni puoi visitare questi siti:
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